A volte si è fortunati e si riesce a registrarle su una memoria ...
Una gita sulle rive del Po in una domenica qualunque che ti sorprende meravigliosa ...

Le piccole gioie di un bambino alla scoperta del mondo ...
Un palla ritrovata che ci fa vivere storie e immaginare passati e futuri ...
La bruma che sale e ci avvolge lentamente, dolcemente con un calore quasi amico ...
Una sfera arancione all'orizzonte che scomparendo ci saluta e fa “cheese” al nostro clic ...
E poi tante altre emozioni ritrovo in questo semplice scatto ...
"Statisticamente tutto si spiega
Personalmente tutto si complica"
Daniel Pennac
"Diario di scuola"
Questo mese ... una poesia speciale: quella recitata con quasi un mese di anticipo (ma si sa che è uno speedy-topo) da Topo maggiore per il suo papà ieri sera mentre mangiavamo.
AL MIO PAPA'
Di conto non so far
a scrivere ci provo
accidenti se è difficile
è un mondo tutto nuovo
Ma basta uno sguardo
il tuo "forza vieni qua"
e sulle tue ginocchia
tutto è più facile papà!
Confesso ... che alle "ginocchia" un po' (tanto) mi sono emozionato!
Due donne, così diverse (una scrittrice di successo e la sua donna delle pulizie) ma così intimamente unite nelle loro profonde diversità: l'una intellettuale e un po' borghese, l'altra concretamente anarchica, ma di una anarchia che non nasce dai libri ma dall'esperienza storica (vissuta sulla propria pelle) nei primi 80 anni del novecento.

Un romanzo che è anche un sottile thriller psicologico sul quale forse anche il buon Freud avrebbe da dire la sua.
Un romanzo che avvince, in maniera quasi misteriosa, come l'edera ... anche se il finale è noto fin dalle prime pagine.
Che abbia ragione Herman Hesse quando descrive la Szabò come “un pesce d'oro” di cui è necessario comprare tutto “quello che ha scritto e quello che scriverà”? A parte il futuro usato dal 2007 in maniera impropria ( ma a 90 anni si può lasciare a cuor leggero questo mondo ...) credo proprio di sì ... almeno se gli altri romanzi valgono “La porta” ...
“Quelli che mi lasciano proprio senza fiato sono i libri che quando li hai finiti di leggere e tutto quel che segue vorresti che l'autore fosse un tuo amico per la pelle e poterlo chiamare al telefono tutte le volte che ti gira” diceva J.D. Salinger nel "Il giovane Holden” ...

Ecco “Va a finire che fuori nevica” è proprio uno di quei libri … oggi lo stavo finendo in treno e speravo, forse per la prima volta in vita mia, che il treno si fermasse prima di entrare a Rogoredo … e invece crudele è entrato in stazione.
Poi ho sperato che la metropolitana si fermasse prima di Duomo per qualche problema tecnico … e invece nulla.
Alla fine l’ho concluso prima di salire in ufficio camminando in Corso Vittorio Emanuele rischiando di essere investito da una bicicletta e da un signore che si allenava correndo a folle velocità forse per la imminente Stramilano …
Ne è valsa la pena: amori puri e meno puri, sesso sfrenato e delicato, sentimenti “antichi e moderni” che si intrecciano in un gioco vaporoso e sottile di cui l’autore non perde mai il controllo. Il tutto raccontato in maniera semplice e quasi “colloquiale” che coinvolge il lettore fino a farlo diventare quasi parte del romanzo facendolo identificare (almeno così è stato per me …) un po’ nel padre, e un po’ nei due fratelli, protagonisti del romanzo forse perché, come ci insegna Cassardo nel racconto e Pirandello un po’ di tempo fa, siamo un po’ tutti, almeno qualche volta nella vita, “uno nessuno e centomila”.