Il pupazzone con la lingua fuori incarna lo spirito di Topo maggiore: un adorevole (non cercatelo sul Devoto-Oli è un mio neologismo "storico" contrastato dalla rigorosa prof. Milionidisoli ...), complesso, originale burlone!
Sarà la primavera crescente con le sue tonalità sempre più sature.
Sarà l’ottimo post dell’amico Minimazione che mi ha fatto riflettere sulla bellezza e sull’importanza dei colori.
Saranno gli stupendi colori delle tutine di Topo Minuscolo, che cresce a ritmi super nel suo incessante e continuo ciclo latte-cacca-sonno sempre avvinghiato a Milionisoli. Ieri sera però … Caroziggy ha avuto finalmente il piacere del cambio integrale solitario, cosa che faceva sempre con Topo Maggiore ma che l’ottima forma post-parto di Milionidisoli mixato a un chioccismo acuto gli avevano questa volta sempre impedito. Ed è stato anche qui un cambio a colori … giallo, verde e marrone. E chi ha cambiato almeno una volta un lattante li avrà ben presenti!
Sempre a colori (tenui e delicati) è il software o meglio l’applicazione Web che vi consiglio di provare: http://www.netvibes.com/. Si tratta di una pagina personalizzabile che aggrega in maniera assolutamente semplice e per questo fantastica un sacco di notizie e informazioni personali e non, consentendo in maniera visuale di controllare posta elettronica, blog sparsi nei vari universi, motori di ricerca e tanti altri servizi (delicious, flickr …). Non è nulla di rivoluzionario intendiamoci ma è tutto così facile da configurare, semplice da usare che è in pochi giorni è diventato difficile farne a meno.
Ma i miei colori preferiti sono quelli della foto con cui concludo il post e che sono una promessa fatta a Topo Maggiore che da buon divo domenica, in una pausa alla festa di compleanno di un amichetto, si è fatto fotografare con l’intento di essere pubblicato su Internet. Topo minuscolo ha avuto la sua copertina e adesso spetta di diritto anche a lui
… e par condicio sia!

“Avrebbe potuto essere diverso, lo so – commentò QfwfQ – ditelo a me: ci ho creduto tanto, in quel mondo di cristallo che doveva venire fuori, da non rassegnarmi più a vivere in questo, amorfo e sbriciolato e gommoso come invece ci è toccato.”
I Cristalli [“Ti con Zero” di Italo Calvino]
Foto di FatabugiardaStamattina nella mia consueta “rassegna mail” quotidiana lavorativa e non (spesso le cose si mischiano in un circolo virtuoso ... ) mi sono imbattuto nella segnalazione di questa meravigliosa iniziativa del blogger canadese MCM.
Citando dalla newsletter (Apogeonline) da cui sono venuto a conoscenza della lodevole iniziativa:

"Il Porcellino e la Scatola", frutto della creatività del blogger canadese MCM, nasce nel solco della disputa ormai culturale, oltre che legale, tra pro e contro DRM (gestione dei diritti digitali n.d.r.).
Si tratta di un breve ebook, 16 pagine in formato PDF, pensato per insegnare ai più piccoli, ma anche ai più grandi, che la condivisione con il prossimo non è necessariamente un male, anzi... e che a volte gelosia e possessività possono causare più danni che altro.
La lettura è veloce e gradevole ma i contenuti sono “forti” e ben chiari.
Considero la condivisione a tutti i livelli (lavorativi e non) la speranza e il futuro del mondo. E’ per questo che sto scrivendo questo post che probabilmente mi costerà una pausa pranzo più breve … ma è un valore a cui credo e che tengo, per quanto limitato possa essere il mio contributo, a diffondere il più possibile.
Dimenticavo … questo è il link al libro (rilasciato con licenza Creative Commons) e questo è il link al meritevole blogger, che grazie alla stupenda forza della condivisione della conoscenza sta traducendo la favola in tutte le lingue del mondo …
Buona lettura a tutti voi e anche a tutti i vostri topi …
Topo maggiore (Elmo) è maniacale nel suo amore per i giochi con le macchine o come dice lui con “qualcosa con le ruote”. Per questo la domenica (e a volte anche la sera e il sabato … ) è ormai un’abitudine la costruzione con papà di un fantasioso autodromo, sempre diverso, dove svolgere mitiche gare di formula 1, rally e quant’altro possa partorire la sua fantasia.
Sotto la nostra ultima creazione domenicale: un fantasioso circuito di Montecarlo … con buona pace della realtà!

I materiali sono semplici e spesso di recupero : “i coldoli” come li chiama topo mangiandosi spesso la r, sono rigorosamente creati con “scotch da imbianchino” per evitare le giuste ire della mamma e di chi deve smobilitare, pulendo, questo portento di pista …
Immancabile e sponsorizzatissimo è il ponte e il relativo tunnel, questa volta creati grazie ad una nota casa di biscotti genovesi in collaborazione con una altrettanto nota industria di cerotti.
Gli spettatori, rigorosamente posizionati dal topo, sono ovviamente macchine in perfetto stile “Cars”, il mondo fatto solo di macchine a cui segretamente anela, non fosse per quei “pochi” momenti (cibo, favole prima di addormentarsi …) in cui i genitori gli fanno ancora comodo.
Il papà confessa però di divertirsi un sacco in questa costruzione perché soddisfa quel vecchio spirito da “ingegnere” che ormai il suo lavoro fatto di SW, economia e molto altro virtuale non gli permette più di assaporare.
Purtroppo oggi tutta la parte edile se l’è accaparrata topo: i box, il grattacielo di Montecarlo, le tribune per gli spettatori, il podio dove immancabilmente premia le macchine vincenti, ovviamente le sue ..
Dopo la costruzione ecco le macchine schierate sulla griglia di partenza
Purtroppo le macchinine non si riciclano … e anzi topo ne è avido: praticamente l’unica cosa che in questo momento considera come regalo.
Però è anche generoso: le macchinine nuove sono le sue, mentre al papà lascia quelle vecchie e non rosse, il suo colore preferito. Ma sta già preparando la collezione per il fratellino: quelle che man mano si rompono in maniera irrecuperabile…
La partenza è soft e precisa: topo esige il giro di riscaldamento delle gomme. Poi però dopo il primo giro si scatena l’inferno … le sue macchine fanno traiettorie impossibili, non rispettano le minime regole sono degne del peggior Chick Hicks.
La vittoria è quasi sempre sua … ma quando il papà gli infligge un’educativa sconfitta incomincia a invocare strane false partenze delle macchine vittoriose e nel giro di pochi secondi decreta una nuova gara, saltando questa volta la premiazione …
A volte mi chiedo guardando il mondo di noi adulti se il rispetto delle regole non sia in effetti rimasto ad uno stadio bambino … e mi interrogo dubbioso se sia educativo abituarlo alla sconfitta e incominciare ad insegnarli il rispetto delle regole … ma forse stasera sono troppo cinico o … realista!
Ieri, complice i prezzi da saldo di una libreria milanese in fase di chiusura, sono riuscito a coronare il sogno di possedere una copia di questo libro, beh .. libro non rende il concetto per chi non lo conosce!

Forse le immagini che ho inserito nel post rendono più di mille righe scritte.
Se però devo esprimere a parole cosa sia questo “oggetto” forse posso partire dalla definizione di Italo Calvino: “l'enciclopedia di un visionario”. Per completare la definizione riprendo Wikipedia che lo descrive come “un libro scritto e illustrato dall'architetto e designer industriale italiano Luigi Serafini durante la fine degli anni 1970 e pubblicato nel 1981 … si presenta come l'enciclopedia illustrata di un pianeta extraterrestre, scritto in una strana lingua aliena … un'enciclopedia surreale, … una reinterpretazione in chiave fantastica e visionaria di materie quali la zoologia, la botanica, la mineralogia, l'etnografia, la fisica, la tecnologia ecc.”. In realtà per me non è esattamente solo questo: è un libro nel quale mi sono “perso” negli ultimi mesi: un oggetto assolutamente onirico!

Il suo acquisto mi ha fatto provare quelle sensazioni di quando bambino scartai l’agognata pista di macchine elettriche o il set base del Subbuteo: a volte basta poco per accontentare il bambino che è in me!
Se qualcuno è ancora più curioso può andare qui a vedersi quasi tutte le illustrazioni del Codex Seraphinianus
Aggiungo un ultima immagine sotto come tributo a Leela che so amare particolarmente le piante e che nel suo blog ogni tanto ci regala preziose pillole e immagini del mondo vegetale.

Ci sono libri che mi succede di non riuscire a concludere perché non in sintonia con il mio “essere istantaneo”. Per “essere istantaneo” intendo una somma di fattori che includono: filosofia di vita, propensione culturale del momento, stato d’animo e altro ancora. Di solito questi libri “bruciati” si dividono in due ulteriori categorie: quelli che non leggerò mai più e quelli di cui ho comunque una percezione positiva e che rimangono in un angolino della mia mente.
Non posso dire che mi sia piaciuto … sarebbe assolutamente riduttivo! L’ho trovato splendido e visionario contemporaneamente. Non si tratta di un libro di narrativa come si può capire dal titolo ma di una raccolta di appunti su sei lezioni, o meglio conferenze, che Calvino si accingeva a tenere all’università di Harvard. In realtà gli appunti sono solo su cinque lezioni perché la malattia improvvisa che lo ha portato repentinamente alla morte ne ha limitato il numero e gli ha anche impedito di tenere le lezioni. Lascio alle parole dello stesso Calvino il senso di tutta l’opera:
“Nell’universo infinito della letteratura s’aprono sempre altre vie da esplorare, nuovissime o antichissime, stili e forme che possono cambiare la nostra immagine del mondo… Ma se la letteratura non basta ad assicurarmi che non sto solo inseguendo dei sogni, cerco nella scienza alimento per le mie visioni in cui ogni pesantezza viene dissolta…”
Ma naturalmente da grande saggio Calvino non dà valore assoluto a questa leggerezza perché c’è leggerezza e leggerezza …perché come ci ricorda attraverso la citazione di Paul Valery “bisogna essere leggeri come gli uccelli e non come le piume”.
E questa differenza è il genio artistico.
E’ da tanto tempo che voglio scrivere qualcosa sul Cicap (www.cicap.org). Stasera è giunto il momento.
Lo faccio con poche righe che seguono e con una poesia di Gianni Rodari che incarna in forma poetica lo spirito del Cicap. Se poi siete curiosi navigate nel sito e magari abbonatevi: qualche euro alla loro attività è un investimento per il nostro futuro e per la speranza di un mondo migliore senza Branko che ti sveglia la mattina, pagato con le nostre sudate tasse!
Cos’e il Cicap: (sintesi tratta dal sito con alcuni miei ritocchi)
Il Comitato Italiano per il Controllo delle Affermazioni sul Paranormale (CICAP),organizzazione scientifica ed educativa senza fini di lucro, promuove un'indagine scientifica e critica nei confronti del paranormale. E' nato nel 1989 per iniziativa di Piero Angela e di un gruppo di studiosi, tra cui Silvio Garattini, Margherita Hack, Giuliano Toraldo di Francia, Tullio Regge e Aldo Visalberghi, oggi Garanti scientifici del CICAP, e dei premi Nobel Daniel Bovet (oggi scomparso), Rita Levi Montalcini e Carlo Rubbia, da subito membri onorari del Comitato. Giornali settimanali, radio e televisioni dedicano ampio spazio a presunti fenomeni paranormali, a guaritori, ad astrologi, a pratiche mediche cosiddette alternative, trattando tutto ciò in modo acritico, senza alcun criterio di controllo; anzi cercando, il più delle volte, l'avvenimento sensazionale che permetta di alzare l'indice di vendita o di ascolto. Ciò è profondamente diseducativo e contribuisce non solo a incoraggiare la già diffusa tendenza all'irrazionalità, ma anche a dare credibilità a individui che traggono profitto da questa situazione. Il Cicap porta, dunque, avanti un'opera d'informazione ed educazione rispetto a questi temi, per favorire la diffusione di una cultura e di una mentalità aperta e critica e del metodo razionale e scientifico nell'analisi e nella soluzione di problemi .L'opera del Comitato non è isolata ma si riallaccia ad azioni e obiettivi di movimenti analoghi, che si sono sviluppati negli ultimi 25 anni in oltre 80 paesi di ogni continente.
L'anno nuovo
Indovinami, indovino,
tu che leggi nel destino:
l’anno nuovo come sarà?
Bello, brutto o metà e metà?
Trovo stampato nei miei libroni
che avrà di certo quattro stagioni,
dodici mesi, ciascuno al suo posto,
un carnevale e un ferragosto,
e il giorno dopo il lunedì
sarà sempre un martedì.
Di più per ora scritto non trovo
nel destino dell’anno nuovo:
per il resto anche quest’anno
sarà come gli uomini lo faranno.
Gianni Rodari
Essendo ormai giunti in prossimità dello striscione dell’ultimo trimestre di gravidanza entrano nel vivo in famiglia le operazioni di scelta del nome da dare al secondogenito.
Per il primogenito tutto era stato più semplice: essendo due, mamma e papà, i partecipanti alla scelta e valendo doppio (per ovvia priorità di importanza e fatica all’interno del ciclo del concepimento) il voto della mamma, non c’era stata grande discussione. Non che la mamma avesse tenuto un atteggiamento dittatoriale ma la scelta “comune” era caduta su un nome scelto all’interno di un “parco” nomi che seguiva la sua filosofia. E qui occorre fare una piccola schematizzazione filosofica:
FILOSOFIA DELLA MAMMA: “Avendo già un cognome comune (Gatti n.d.r) non si può avere un nome comune. Altrimenti succede come a te …” e giù ad elencare gli episodi di omonimia negativi del sottoscritto:
1) Richieste plurime (in segreteria telefonica e durante le cene e i pranzi …) di interviste del giornale locale che mi scambia per l’omonimo presidente di una associazione benefica
2) Richiesta della ASL di pagamento ticket “dimenticati” da tutti i miei omonimi della città
3) Telefonate di amiche … in realtà di miei omonimi
4) Manifesti funebri periodicamente presenti in città, fortunosamente finora di omonimi …
FILOSOFIA DEL PAPA’: “In fondo siamo tutti comuni mortali. Importante è che il nome piaccia e poi ricordi quella volta ...” e giù a citare quella sera di Dicembre di qualche anno fa in cui tornato dal lavoro trovai in bella vista una preziosa cassetta di champagne e liquori pregiati, inviati da una azienda locale allo Stefano Gatti sbagliato … Feci anche il grande gesto di segnalare l’errore all’azienda ma, presi dagli impegni natalizi, me lo lasciarono augurandomi uno stupendo Natale. E così fu.
Alla fine il primogenito fu ed è, secondo la filosofia della mamma, Guglielmo. Con buona pace del papà a cui il nome era peraltro gradito e anche del nascituro che a tutt’oggi a quasi 4 anni di distanza, nonostante le difficoltà ortografiche non ancora sperimentate, va molto orgoglioso del suo nome.
Certo poi c’è stata la nota vicenda di cronaca nera dell’estate 2005, l’omicidio dei coniugi Donegani da parte di Guglielmo Gatti, uno dei pochissimi omonimi italiani di nostro figlio … e per la filosofia della mamma è stato un brutto colpo …
Adesso il dilemma si ripropone con la variabile “impazzita” del citato Guglielmo, che vuole naturalmente essere partecipe della scelta.
Sembrava in un primo tempo (ma si sa com’è la politica …) che fosse giunto ad un accordo con la mamma sul nome Domenico, dopo aver esclamato “Sì bello lo chiamiamo Domenico come la Domenica : il giorno in cui stiamo sempre tutti insieme!”. Poi però ha cominciato a sostenere che in realtà sta per nascere una sorellina e poi che lo vuole chiamare Sabato, Lunedì … fino a un Venerdì di non buoni auspici. Infine si è assestato con insistenza su un Alessandro che cozza chiaramente con la filosofia materna.
E intanto il papà rilancia via sms e oggi tramite questo post un po’ di nomi che gli piacciono e sono allineati alla filosofia della mamma. Elenco in ordine sparso e chiudo:
Gastone, Goffredo, Leopoldo, Demetrio, Leone, Oreste, Viviano, Elio, Ercole, Anselmo
Secondo voi come andrà a finire?
Intanto nel mio ufficio vogliono sapere come si chiamerà il serial killer che scuoterà le cronache dell’estate 2009 …
“Le idee non nascono perfettamente formate, ma sono piuttosto un miscuglio indefinito di esperienza, intuito, speranze e ispirazione”
Kenichi Ohmae
Mi sento in un periodo della vita in cui in tutti i suoi momenti (affettivi, lavorativi, sociali …) vorrei usare tutta la creatività (forse molto poca …) e la capacità comunicativa che è in me.
Per questo quando riesco a farlo sento crescere l’autostima e mi sento molto gratificato.
E’ una senzazione strana e nuova per me che da buon ingegnere ha sempre, almeno in certi ambiti, dato poco spazio alla creatività e alla comunicazione.
Forse sto invecchiando direbbe qualcuno … o forse sto lasciando affiorare qualcosa che per troppo tempo ho lasciato inaridire in me.
Riflettevo infatti, sempre nei fecondi momenti in cui Morfeo abbraccia (oggi anche nel pomeriggio) il mio nanetto, sui segni di tutto questo: il blog, la scrittura di qualche verso per fissare sensazioni, il graduale passaggio dalla saggistica alla narrativa nelle letture, molti “passaggi” lavorativi cercati e raggiunti che mi stanno portando da un ruolo tecnico a uno manageriale-organizzativo, molte nuove relazioni sociali … e anche tanto altro.